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Saturday, June 20, 2009

«Non ho scritto un sequel. Ma Holden è anche mio»



INTERVISTA. Parla Fredrik Colting, lo svedese portato in tribunale da Salinger per il suo “Sessant'anni dopo”, che ritrae un vecchio Holden in ospizio. «Una mossa folle. L'arte deve essere di tutti». Non è stata una furbata commerciale? «Falso, la mia storia è unica». E una sorpresa: «A Salinger preferisco sempre Moravia».

Se voleva provocare un putiferio mediatico, John David California, pseudonimo yankee dello scrittore umoristico svedese Fredrik Colting, ci è riuscito benissimo. Il suo 60 Years Later - Coming Through the Rye, sequel più che annunciato del Giovane Holden di Jerome David Salinger, ha risvegliato dal torpore l'anziano scrittore americano. Che, nonostante viva da decenni in reclusione totale nella sua casetta di Cornish - un paesucolo di mille abitanti dello stato del New Hampshire - ha fatto sentire la sua profonda voce, portando Colting in tribunale. Perché lo svedese avrebbe usato per il suo libro i protagonisti di The Catcher in the Rye (intraducibile titolo originale del capolavoro di formazione di Salinger), pur non detenendone alcun diritto.
Per adesso Salinger ha vinto. Due giorni fa la Corte distrettuale di New York ha bloccato temporaneamente la pubblicazione dell'opera di Colting, prevista negli Stati Uniti per settembre, per verificare se il caso rientra nel vituperato principio del “fair use”, del “giusto utilizzo”. 60 Years Later, infatti, presenta un Holden Caulfield ultrasettantenne ed incartapecorito. Che, invece di scappare dal collegio - come narrava Salinger -, va via dall'ospizio. Incipit che, come il resto del libro, non è stato molto gradito dallo scrittore americano.
Ma cosa ne pensa di tutto questo Fredrik Colting alias California? Il Riformista ha raggiunto l'uomo, ad oggi, probabilmente più odiato da Salinger.

Mr. Colting, prima di tutto, perché il soprannome John David California? Le piace così tanto l'America?
No, il mio nickname non c'entra nulla con l'America e Salinger. Semplicemente, mi piace come suona, non c'è alcun significato nascosto in esso. Utilizzo due nomi perché, oltre ad essere scrittore, sono anche un editore, tendo sempre a differenziare le mie professioni.

Quando ha letto “Il giovane Holden” per la prima volta? E come è nata l'idea di farne un sequel?
L'ho letto a scuola, avevo quindici anni se non ricordo male. Ma, e qui devo sfatare un mito oramai mondiale, il mio libro non è un sequel.

Però, scusi, dal titolo il suo libro sembra proprio un sequel...
Sì, è vero, ma la sua trama, seppur utilizzi personaggi del Giovane Holden, non costituisce un vero e proprio seguito, perché la storia non si concentra su Caulfield diventato anziano. Il mio 60 Years Later è composto da ben 25 personaggi, quasi totalmente inventati da me. Tra questi, ci sono anche Holden, la sorella Phoebe, il fratellino Allie (già morto nel romanzo dell'americano, ndr) e Salinger stesso.

Salinger stesso?
Sì. Nel mio libro Salinger morirà presto e lotta con i suoi personaggi, invecchiati con lui - uno scenario che, tuttavia, avrei potuto descrivere con qualsiasi altro scrittore. Si parla di cosa hanno fatto dagli anni del romanzo ai nostri tempi, con lo scrittore e Holden su tutti. In 60 Years Later Salinger vuole uccidere i suoi personaggi, perché sono diventati troppo famosi per i suoi gusti, come lui. Perciò, vuole farli fuori tutti per portarseli con sé nella tomba.

Mentre lei, Mr. Colting, vuole portarla in tribunale...
Non capisco perché Salinger abbia intentato una causa simile. Secondo me 60 Years Later non l'ha letto neanche. Il suo giovane agente deve aver spulciato qualcosa del mio libro, mentre era in vendita in Inghilterra (dove lo è stato per una settimana e poi è stato ritirato dal mercato per le beghe legali, ndr), e deve averlo convinto a fare questa mossa folle. Del resto come ha mai potuto comprarlo se se ne sta sempre chiuso in casa? Ad ogni modo, sono ottimista. Tra due settimane dovremmo ripubblicare il libro nel Regno Unito, mentre anche per gli Usa, credo che in autunno non ci saranno problemi. In Italia c'è già qualche editore che vuole tradurlo, ma il mio agente non mi ha detto quali.

E che risponde a coloro che sostengono che la sua è stata solo una mossa commerciale?
Che si sbagliano. Il mio libro è totalmente diverso da quello di Salinger, è una storia unica. Io dico di leggerlo prima, ma il 99% di quelli che mi criticano non l'ha neanche letto il libro. Ovvio che sono stato ispirato da Salinger, ma qui giace il significato dell'arte. Gli artisti possono prendere spunto l'uno dall'altro se non copiano spudoratamente. Le storie di detective e noir, in questo caso, sono emblematiche. Perché in questi casi non si dice nulla? Eppure la bellezza dell'arte è proprio questa.

Che ne pensa delle attuali leggi sul copyright? Tra l'altro il suo paese, la Svezia, è la patria del caso Private Bay e anche del primo parlamentare “pirata” Ue.
Le attuali leggi non sono adeguate ai tempi che corrono. Il mondo e i suoi prodotti, veri o realistici, appartengono a tutti, non si può avere un copyright su ogni cosa. Certo un compenso minimo per gli artisti è necessario, altrimenti noi scrittori non potremmo vivere del nostro lavoro. Ma d'altra parte tutti dovrebbero avere accesso all'arte come informazione libera, senza restrizioni di sorta. Ma è un equilibrio difficilissimo da trovare, l'unico ago della bilancia dovrebbe essere il common sense, il senso comune, di addetti ai lavori e fruitori.

A proposito di addetti ai lavori, quali sono i suoi colleghi scrittori preferiti? Immagino che Salinger occupi un posto di riguardo nelle sue classifiche personali...
Ma vede, mica tanto! Voglio dire, Salinger mi piace moltissimo, ma non è in cima alla lista dei miei favoriti. Preferisco altri, in particolar modo Haruki Murakami e Alberto Moravia.

Ma lei che è svedese, che ne pensa del fenomeno Larsson e del filone noir nordico che impazza in tutto il mondo?
Ah, non penso nulla. A me il suo genere non piace. E non ho mai letto niente di simile.

Antonello Guerrera

Da Il Riformista, 19/06/09

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