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Friday, June 12, 2009

Mumbai, Bollywood anticipa la prima condanna a morte


POLEMICHE. "Total Ten" ritrarrà l'esecuzione del 21enne Kasab, in carcere per gli attentati in India. Ma la sentenza delle sale arriverà a processo non ancora concluso.

La corsa di Bollywood
per portare sul grande schermo la mattanza degli attentati terroristici di Mumbai dello scorso novembre pare essere giunta al rush finale. E, dopo circa sette mesi, le polemiche non sono ancora finite. Già qualche mese fa, nelle ore immediatamente successive alla carneficina di 166 morti e oltre 300 feriti, era andato in scena in India lo sciacallaggio cinematografico dei produttori bollywoodiani. I quali capirono presto che non c'era tempo da perdere e registrarono ben diciotto titoli di film sulla strage terroristica alla Indian Motion Pictures Producers Association: Taj Terror, Operation Five Stars, Taj to Oberoi e così via. Uno di questi, Mumbai Operation 26/11, aveva vinto la palma di precursore del macabro, essendo stato depositato alla Indian Motion addirittura il 28 novembre, quando l'assedio da parte delle forze speciali per espugnare i due alberghi nella mani dei terroristi non era ancora finito.
Attualmente, tuttavia, il film in vantaggio per battere sul tempo tutti i concorrenti pare essere Total Ten del maestro action movie Surender Suri. Pellicola sempre descritta dai produttori bollywoodiani come un messaggio di pace rivolto ai giovanissimi terroristi affinché lascino la strada di odio e terrore intrapresa. Ciononostante, Total Ten ha già aizzato roventi polemiche prima della sua (ancora ignota) uscita. Il film, infatti, ritrae la tragica parabola omicida dell'unico presunto terrorista superstite di quei tragici giorni, oggi agli arresti, il ventunenne Mohammed Ajmal Kasab. Tutto sarebbe filato liscio, se il film non terminasse con la condanna a morte dell'accusato per impiccagione.
Abbas Kazmi, avvocato difensore del giovane Kasab ed esperto in casi giudiziari di terrorismo, ha espresso tutta la sua disapprovazione al Times in relazione alla "sentenza" del suo assistito: «Qualsiasi loro rappresentazione degli attacchi terroristici potrebbe mettere a repentaglio il processo». Infatti, mentre i produttori di Total Ten vorrebbero far arrivare la pellicola nelle sale il più presto possibile per battere la concorrenza (ossia nelle prossime settimane), la sentenza per Kasab potrebbe arrivare anche tra un anno. In questo modo, il giovane accusato diventerebbe agli occhi dell'opinione pubblica, e soprattutto dei giudici, un morto che cammina: già colpevole e fisicamente eliminato secondo il grande schermo, ancora formalmente sotto processo, invece, per la realtà e per la giustizia indiana.
Anche se i produttori di Total Ten hanno respinto le accuse, sostenendo di averlo girato sulla base delle notizie ufficiali trasmesse in tv, Majeed Memon, uno degli avvocati criminali più autorevoli d'India, ha dichiarato: «Un film del genere è da considerare indiscutibilmente iniquo». E forse, oltre che iniquo, potrebbe rappresentare una mina vagante per l'India. Il budget di Total Ten (500mila euro) è molto limitato rispetto agli altri film sugli attentati di Mumbai e nessuno dalla produzione o dalla regia ha sinora contattato la polizia indiana per appurare dettagli e informazioni sugli attentati. Una minaccia di pressappochismo non da poco in un clima di alta tensione come quello di Mumbai. Basti pensare che per trovare un avvocato a Kasab ci sono voluti cinque mesi a seguito delle minacce di estremisti hindu.
Intanto, c'è chi scommette che l'affannosa corsa al primo film sugli attentati di novembre sia pressoché inutile. «La Tv ha già sbattuto in faccia alla gente i fatti di quei giorni, dubito che gli indiani vorranno guardare la stessa cosa al cinema» ha dichiarato Mahesh Ramanathan, direttore del più grande studio di Bollywood. Vedremo. Ma, nonostante tutto, gli sforzi di Total Ten e compagni saranno molto probabilmente vani. Solo la settimana scorsa produttori e cinema multiplex indiani hanno trovato l'accordo per interrompere lo sciopero delle sale. Che per due mesi non hanno accettato nuovi film per protestare contro la ripartizione degli introiti. Conseguentemente, più di cento pellicole inedite ancora non hanno visto la luce nei cinema indiani. Quindi Total Ten e compagni dovranno mettersi necessariamente in fila. Ed aspettare.


Antonello Guerrera

da Il Riformista, 11/06/2009

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