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Saturday, June 6, 2009

65 vite illustri in un guscio di tartaruga


La bellezza di un libro risiede nella densità emozionale e nel fascino intellettuale della sua semplicità, grazie al gap positivo tra la sua preparazione e la confezione finale. Se la prima è mastodontica, accademica, impegnativa, e la seconda è godibile, scorrevole e, soprattutto, densa di erudizione, molto probabilmente si è davanti ad un lavoro da apprezzare senza remore. Il Guscio della tartaruga - Vite più che vere di persone illustri di Silvia Ronchey (Nottetempo, 241 pp., euro 15,50) ne è un esempio evidente. L'autrice, giornalista e professoressa di filologia classica, schizza magistralmente 65 ritratti di grandi personaggi, della classicità e della modernità, con pennellate secche, precise, essenziali. Da Catullo ad Huxley, da Perrault a Zenone, da Verlaine a Pitagora, per passare a Nietzsche, Balzac, Leopardi, Virgilio, Plutarco, Rilke e così via. Al contrario di enciclopedie e Wikipedia, le biografie della Ronchey si presentano come storielle intorno al fuoco. Semplici, lineari, ma, nel contempo, di superbo spessore filologico.
Già, perché il leit motiv di Il guscio della tartaruga è proprio un tessuto di invisibili filamenti di citazioni bibliografiche, anche contrastanti, che in un paio di pagine stampano sull'immaginazione del lettore delle affascinanti vite illustri. Sul «primo dandy della storia» Petronio, ad esempio, viene montato il dubbio finale del suo epilogo proprio grazie ad un incrocio di fonti. In questo passaggio sta il grande merito dell'opera. Da una parte, l'assoluto piacere di leggere più di 60 biografie (genere per veri adepti) con interesse crescente, grazie alla sinfonia narrativa che pervade l'opera. Dall'altra, un crogiuolo di fonti apparentemente irrintracciabili che ne genera il senso: il guscio della tartaruga, ossia un ritratto per i posteri che, mediante le citazioni, ricopre di mistero e fascino il corpo dell'animale, cioè il singolo personaggio. Offrendogli così protezione e attenzione.
L'ultima apprezzabile caratteristica di questa (dis)parata di guru è che, per chi ne avesse voglia ed interesse, Il guscio della tartaruga non finisce all'ultima pagina del libro. Perché la sua impalcatura è installata sul sito Internet di Nottetempo. Dove il lettore, superato un ostacolo di tre indovinelli, verrà premiato con il fil rouge dell'opera. Chi si ferma al tomo, al contrario, rimarrà come l'Eros del Simposio platonico: «un filosofo, un po' a metà tra il sapiente e l'ignorante».

Antonello Guerrera, da Il Riformista, 06/06/09

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