
Londonderry

Saturday, June 20, 2009
«Non ho scritto un sequel. Ma Holden è anche mio»

Se voleva provocare un putiferio mediatico, John David California, pseudonimo yankee dello scrittore umoristico svedese Fredrik Colting, ci è riuscito benissimo. Il suo 60 Years Later - Coming Through the Rye, sequel più che annunciato del Giovane Holden di Jerome David Salinger, ha risvegliato dal torpore l'anziano scrittore americano. Che, nonostante viva da decenni in reclusione totale nella sua casetta di Cornish - un paesucolo di mille abitanti dello stato del New Hampshire - ha fatto sentire la sua profonda voce, portando Colting in tribunale. Perché lo svedese avrebbe usato per il suo libro i protagonisti di The Catcher in the Rye (intraducibile titolo originale del capolavoro di formazione di Salinger), pur non detenendone alcun diritto.
Sunday, June 14, 2009
Mino Raiola, l'ex pizzaiolo mangia calcio
Friday, June 12, 2009
Libri online, gli Usa indagano sul colosso Google
A volte neanche essere a stretto contatto con l'uomo più potente della Terra rende la vita più facile. Il Ministero della Giustizia americano, infatti, ha formalmente avviato un'indagine sull'accordo tra Google, editori e associazioni di scrittori americani, stipulato lo scorso anno, per scannerizzare 15 milioni di libri dalle biblioteche Usa e metterli a disposizione degli utenti su Internet. Una rivoluzione digitale che, con l'avvento dell'E-Book, sta mettendo piede anche nel mondo letterario, dopo aver modificato corposamente le strategie di mercato di cinema e musica. Ma che ha fatto drizzare le orecchie dell'Antitrust Usa. E gli strettissimi rapporti tra il colosso californiano e la Casa Bianca non sono bastati per evitare l'inchiesta. Nonostante l'amministratore delegato di Google Eric Schmidt sia consigliere personale di Barack Obama, nonostante il Presidente sia stato eletto anche grazie alla risonanza avuta su Youtube (gruppo Google). E nonostante, proprio in questi giorni, Andrew McLaughlin sia stato solo l'ultimo dirigente del motore di ricerca più famoso del mondo ad entrare nello staff della Casa Bianca dopo Katie Jacobs Staunton, Craig Mundie e, ovviamente, lo stesso Schmidt.
Già in maggio, tuttavia, da alcune fonti si era appreso come il Dipartimento di Giustizia si stesse apprestando ad una mossa simile. L'amministrazione Obama ha avviato le procedure del cosiddetto Cid (Civil Investigative Demands) nei confronti di Google, editori ed autori coinvolti nel patto stipulato che, in queste condizioni, in futuro potrebbe subire uno stop dall'Antitrust. Il motivo scatenante dell'inchiesta sarebbe il tentativo del colosso californiano di monopolizzare la digitalizzazione dei libri. Dal 2004, infatti, Google ha messo gli occhi su saggi, enciclopedie e romanzi, cominciando a scannerizzare su larga scala dalle biblioteche americane, appellandosi al principio statunitense dell'"uso giusto" - un po' come ha fatto l'artista Fairey del ritratto di Obama Hope, ricavato da una foto dell'Ap. Ma la protesta di autori ed editori per violazione delle regole di copyright è sfociata, un anno dopo, in una class action che ha estorto a Google l'impegno di devolvere il 63% dei proventi della messa online dei libri ai titolari dei diritti delle opere e 125 milioni di dollari per chiudere la questione giudiziaria.
Ma questo patto (che deve essere ancora ratificato dalla giustizia americana) non ha azzerato le polemiche su altri aspetti oscuri della faccenda. Innanzitutto, gli autori coinvolti nella digitalizzazione di Google Books possono sì richiedere formalmente di rinunciare alla messa online della propria opera. Ma se non lo faranno entro il 4 settembre - la deadline, originariamente fissata per il 5 maggio, è stata ritardata dalla Corte Federale di New York - perderanno i diritti digitali sulla loro opera. E poi c'è il problema dei libri non protetti da copyright, che verrebbero adottati in massa da Google Books. In questo modo la società californiana potrebbe porre una pietra miliare per il monopolio dei libri su Internet. Senza contare che un'importante quantità di volumi non americani, ma presenti nelle librerie Usa, è stata già scannerizzata da Google Books senza il previo consenso dei detentori dei diritti. Di qui le recenti proteste, anche governative e supportate dall'annuncio di un'inchiesta della Commissione Europea, di Francia, Gran Bretagna e Germania. Proprio gli autori tedeschi hanno lanciato il cosiddetto "Appello di Heidelberg", per denunciare il furto di proprietà intellettuale ai loro danni.
Da parte sua Google, tramite il Ceo Schmidt e il responsabile degli affari legali dell'azienda David Drummond, ha respinto le accuse e ha semplicemente dichiarato che il gruppo è disposto «ad essere sottoposto ad ispezioni, quale che sia il governo» e che farà di tutto per fare luce sulla vicenda. Tuttavia, non è la prima volta che Google viene accusata di monopolio in diversi ambiti del mercato mondiale. La stessa Microsoft di Bill Gates, già multata una volta dall'Antitrust Ue, sta ora soffiando sul fuoco per spingere gli organi di controllo a scrutinare i metodi con cui opera il colosso della Rete. Senza contare le polemiche sulla supremazia degli annunci pubblicitari sul Web da parte di Google, ultima quella correlata al "copia-incolla" dei flash di agenzia che ha fatto infuriare l'Ap. La stessa amministrazione Bush nel 2008, del resto, aveva già minacciato di bloccare Schmidt e compagni nel caso in cui Google avesse stretto un accordo con Yahoo per la pubblicità.
La digitalizzazione di milioni di libri per soddisfare la sete di sapere degli internauti di tutto il mondo avrebbe i suoi indubbi ed eruditi lati positivi. Ma, ancora una volta, la superpotenza Internet ha messo spalle al muro i produttori di cultura mondiali di musica, cinema, e ora anche libri. Che spesso non sanno che pesci prendere, tra censura e libero sapere. Mentre in Francia l'agognata legge antipirateria (quella della revoca di Internet in caso di download casalinghi illegali) è stata dichiarata anticostituzionale, Schwarzenegger in California chiede di digitalizzare in massa i libri scolastici e in Svezia i pirati informatici hanno appena ottenuto un seggio nel Parlamento Europeo. Una cosa è chiara: le battaglie legali per una chiara regolamentazione di Internet e dei suoi prodotti dureranno ancora per molto.
di Antonello Guerrera
Mumbai, Bollywood anticipa la prima condanna a morte
La corsa di Bollywood per portare sul grande schermo la mattanza degli attentati terroristici di Mumbai dello scorso novembre pare essere giunta al rush finale. E, dopo circa sette mesi, le polemiche non sono ancora finite. Già qualche mese fa, nelle ore immediatamente successive alla carneficina di 166 morti e oltre 300 feriti, era andato in scena in India lo sciacallaggio cinematografico dei produttori bollywoodiani. I quali capirono presto che non c'era tempo da perdere e registrarono ben diciotto titoli di film sulla strage terroristica alla Indian Motion Pictures Producers Association: Taj Terror, Operation Five Stars, Taj to Oberoi e così via. Uno di questi, Mumbai Operation 26/11, aveva vinto la palma di precursore del macabro, essendo stato depositato alla Indian Motion addirittura il 28 novembre, quando l'assedio da parte delle forze speciali per espugnare i due alberghi nella mani dei terroristi non era ancora finito.
Attualmente, tuttavia, il film in vantaggio per battere sul tempo tutti i concorrenti pare essere Total Ten del maestro action movie Surender Suri. Pellicola sempre descritta dai produttori bollywoodiani come un messaggio di pace rivolto ai giovanissimi terroristi affinché lascino la strada di odio e terrore intrapresa. Ciononostante, Total Ten ha già aizzato roventi polemiche prima della sua (ancora ignota) uscita. Il film, infatti, ritrae la tragica parabola omicida dell'unico presunto terrorista superstite di quei tragici giorni, oggi agli arresti, il ventunenne Mohammed Ajmal Kasab. Tutto sarebbe filato liscio, se il film non terminasse con la condanna a morte dell'accusato per impiccagione.
Abbas Kazmi, avvocato difensore del giovane Kasab ed esperto in casi giudiziari di terrorismo, ha espresso tutta la sua disapprovazione al Times in relazione alla "sentenza" del suo assistito: «Qualsiasi loro rappresentazione degli attacchi terroristici potrebbe mettere a repentaglio il processo». Infatti, mentre i produttori di Total Ten vorrebbero far arrivare la pellicola nelle sale il più presto possibile per battere la concorrenza (ossia nelle prossime settimane), la sentenza per Kasab potrebbe arrivare anche tra un anno. In questo modo, il giovane accusato diventerebbe agli occhi dell'opinione pubblica, e soprattutto dei giudici, un morto che cammina: già colpevole e fisicamente eliminato secondo il grande schermo, ancora formalmente sotto processo, invece, per la realtà e per la giustizia indiana.
Anche se i produttori di Total Ten hanno respinto le accuse, sostenendo di averlo girato sulla base delle notizie ufficiali trasmesse in tv, Majeed Memon, uno degli avvocati criminali più autorevoli d'India, ha dichiarato: «Un film del genere è da considerare indiscutibilmente iniquo». E forse, oltre che iniquo, potrebbe rappresentare una mina vagante per l'India. Il budget di Total Ten (500mila euro) è molto limitato rispetto agli altri film sugli attentati di Mumbai e nessuno dalla produzione o dalla regia ha sinora contattato la polizia indiana per appurare dettagli e informazioni sugli attentati. Una minaccia di pressappochismo non da poco in un clima di alta tensione come quello di Mumbai. Basti pensare che per trovare un avvocato a Kasab ci sono voluti cinque mesi a seguito delle minacce di estremisti hindu.
Intanto, c'è chi scommette che l'affannosa corsa al primo film sugli attentati di novembre sia pressoché inutile. «La Tv ha già sbattuto in faccia alla gente i fatti di quei giorni, dubito che gli indiani vorranno guardare la stessa cosa al cinema» ha dichiarato Mahesh Ramanathan, direttore del più grande studio di Bollywood. Vedremo. Ma, nonostante tutto, gli sforzi di Total Ten e compagni saranno molto probabilmente vani. Solo la settimana scorsa produttori e cinema multiplex indiani hanno trovato l'accordo per interrompere lo sciopero delle sale. Che per due mesi non hanno accettato nuovi film per protestare contro la ripartizione degli introiti. Conseguentemente, più di cento pellicole inedite ancora non hanno visto la luce nei cinema indiani. Quindi Total Ten e compagni dovranno mettersi necessariamente in fila. Ed aspettare.
da Il Riformista, 11/06/2009
Da Kabul con amore

La scelta della provincia di Helmand, ad ogni modo, sarebbe abbastanza singolare. Di competenza delle truppe della Regina, la zona è considerata l'epicentro focale del business da 4 miliardi di dollari della droga afgana, che finanzia i narcotrafficanti del luogo. Le milizie britanniche, almeno sinora, hanno avuto poco successo in un turbine di illegalità e capillare corruzione.
Oltremanica già sono fiorite battute di amara ironia quali: «Solo Bond può migliorare la situazione laggiù». Sarà. Ma comunque per lo 007 non sarà una prima volta in Afghanistan, bensì un semplice ritorno. Già nel 1987, infatti, nel quindicesimo capitolo "Zona Pericolo" della saga, l'agente gallese Timothy Dalton, alla sua prima "bondiana", era giunto a Kabul, imprigionato in un campo russo e alleato dei mujaheddin contro i sovietici.
da Il Riformista, 11/06/09
Sunday, June 7, 2009
Irlanda raggiunta in Bulgaria. E l'Italia si frega le mani

La squadra del Trap, priva di diversi uomini importanti, è bloccata sull'1-1 a Sofia. Reti di Dunne e Telkiyski nel primo tempo. L'Eire consolida il secondo posto, ma gli azzurri sono primi nel gruppo 8 con un punto in più e una partita in meno. 2-2 tra Cipro e Montenegro
DUNNE GOL — La Bulgaria, invece, parte subito spavalda con il tridente Berbatov, Bojinov (decisamente lontano dai fasti migliori) e la freccia Petrov a sinistra, che costringe il Trap a scalare O’Shea sulla fascia. Ma, nonostante tutto, l’Irlanda punge subito la statica difesa avversaria e impegna per due volte ma senza troppa convinzione Ivankov nei primi 5 minuti, con Hunt di testa e Foley da fuori. L’Eire, vittima della cronica mancanza di un regista puro, attacca a folate e concede il possesso palla agli avversari. Che però, a parte due conclusioni approssimative di Berbatov e Petrov, non trovano spazi e sono distratti in difesa. Tanto che se rischiano grosso sul solissimo Keane, che, spalle alla porta nell’area piccola, cicca la sponda del colosso Dunne, al 24’ vanno sotto: su un calcio di punizione perfetto di Hunt, ancora Dunne, completamente dimenticato in piena area, insacca un siluro di testa imparabile per Ivankov. Un 1-0 pesantissimo, con Tardelli che in panchina sbotta un urlo Mundial a Trapattoni.
- Telkiyski, autore del pareggio bulgaro. Reuters
K. FACTOR — Ma la gioia dura solo pochi minuti. Perché al 29’ (ri)entra in gioco il fattore Kilbane. Già autore dell’autogol all’andata che costò il pareggio all’Irlanda, il terzino sinistro del Trap si addormenta su un lancio di 60 metri dalla difesa bulgara e Given non può nulla su Telkiyski che, liberissimo, lo infilza per l’1-1 e per la gioia dei tifosi di casa. Purtroppo si vedono anche falò sugli spalti e vergognose croci celtiche. L’Irlanda accusa il colpo e va alle corde. Ma, per fortuna di Trap e ciurma, i padroni di casa raccolgono poco. Anche perché i vivacissimi Berbatov e Petrov sono molto fumo e pochissimo arrosto. E nel fortino gaelico il generale Dunne è monumentale.
KEANE FLOP — Il secondo tempo parte speculare al primo. Bulgaria in avanti e un’Irlanda accorta ma troppo schiacciata in difesa. Al 57’ Berbatov viene smarcato in piena area da Stilian Petrov, ma manca incredibilmente l’aggancio davanti ad un incredulo Given. Poi un missile di Stoyanov da 35 metri sibila sulla traversa dei verdi. Mentre l’Irlanda, con Keane in giornata no, è sotto naftalina. Allora Trapattoni, generalmente restio ai cambi, fa fuori il suo capitano per Best, butta nella mischia McGeady per un ordinato Hunt e sacrifica l’infortunato O’Shea per Kelly.
- Contrasto Aloneftis-Pavicevic in Cipro-Montenegro. Ap
MATCH POINT — Anche il collega Stolinov fa tre cambi, inserendo Dimitrov, Makriev e Georgiev. Ma i nuovi entrati non sortiscono alcun effetto. Forse per la stanchezza di fine stagione, col passare dei minuti le due squadre sono sempre più apatiche. Almeno sino al 90’, quando il fresco McGeady fallisce il match-point sparando di pochissimo a lato di Ivankov, dopo aver dribblato mezza difesa bulgara. Ma l’Irlanda di questa sera una vittoria in extremis non l’avrebbe meritata. E un pareggio a Sofia è comunque oro colato.
CIPRO-MONTENEGRO — I ciprioti buttano via una vittoria che sembrava scontata e nel finale si fanno rimontare due reti dal Montenegro. Apre le marcature Kostantinou al 13', poi in chiusura di primo tempo il rigore di Michael vale il 2-0. Ma nella ripresa si scatena Damjanovic, che tra il 65' e il 77' segna la doppietta che fissa il risultato finale.
Antonello Guerrera da La Gazzetta dello Sport.it, 06/06/09Saturday, June 6, 2009
65 vite illustri in un guscio di tartaruga

La bellezza di un libro risiede nella densità emozionale e nel fascino intellettuale della sua semplicità, grazie al gap positivo tra la sua preparazione e la confezione finale. Se la prima è mastodontica, accademica, impegnativa, e la seconda è godibile, scorrevole e, soprattutto, densa di erudizione, molto probabilmente si è davanti ad un lavoro da apprezzare senza remore. Il Guscio della tartaruga - Vite più che vere di persone illustri di Silvia Ronchey (Nottetempo, 241 pp., euro 15,50) ne è un esempio evidente. L'autrice, giornalista e professoressa di filologia classica, schizza magistralmente 65 ritratti di grandi personaggi, della classicità e della modernità, con pennellate secche, precise, essenziali. Da Catullo ad Huxley, da Perrault a Zenone, da Verlaine a Pitagora, per passare a Nietzsche, Balzac, Leopardi, Virgilio, Plutarco, Rilke e così via. Al contrario di enciclopedie e Wikipedia, le biografie della Ronchey si presentano come storielle intorno al fuoco. Semplici, lineari, ma, nel contempo, di superbo spessore filologico.
Già, perché il leit motiv di Il guscio della tartaruga è proprio un tessuto di invisibili filamenti di citazioni bibliografiche, anche contrastanti, che in un paio di pagine stampano sull'immaginazione del lettore delle affascinanti vite illustri. Sul «primo dandy della storia» Petronio, ad esempio, viene montato il dubbio finale del suo epilogo proprio grazie ad un incrocio di fonti. In questo passaggio sta il grande merito dell'opera. Da una parte, l'assoluto piacere di leggere più di 60 biografie (genere per veri adepti) con interesse crescente, grazie alla sinfonia narrativa che pervade l'opera. Dall'altra, un crogiuolo di fonti apparentemente irrintracciabili che ne genera il senso: il guscio della tartaruga, ossia un ritratto per i posteri che, mediante le citazioni, ricopre di mistero e fascino il corpo dell'animale, cioè il singolo personaggio. Offrendogli così protezione e attenzione.
L'ultima apprezzabile caratteristica di questa (dis)parata di guru è che, per chi ne avesse voglia ed interesse, Il guscio della tartaruga non finisce all'ultima pagina del libro. Perché la sua impalcatura è installata sul sito Internet di Nottetempo. Dove il lettore, superato un ostacolo di tre indovinelli, verrà premiato con il fil rouge dell'opera. Chi si ferma al tomo, al contrario, rimarrà come l'Eros del Simposio platonico: «un filosofo, un po' a metà tra il sapiente e l'ignorante».