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Thursday, April 30, 2009

Dopo Kasparov, l'Ibm sfida i quiz. Ecco "Watson" per sbancare in tv


HIGH-TECH. Come negli scacchi, un automa per vincere il gioco Usa "Jeopardy!". Ma stavolta l'impresa è più ardua.

Era il 1996 quando l'Ibm lanciò la sua sfida alla razza umana. In quell'anno, infatti, venne alla luce il computer Deep Blue, il primo a vincere una partita di scacchi contro un campione del mondo in carica, in tal caso Garry Kasparov, oggi agitatore della Russia anti Putin. Successivamente Kasparov si prese le sue rivincite contro l'automa, battendolo in diverse partite, capitolando però nuovamente l'anno dopo contro la versione aggiornata di Deep Blue ("deeper"). Nell'occasione Kasparov, allibito dalla potenza di una macchina da 200 milioni di algoritmi al secondo, arrivò persino a dire che, per sconfiggerlo, Deep Blue aveva avuto degli aiuti umani.
Uno scetticismo antimeccanico (in parte acclarato, dal momento che Deep Blue veniva aggiornato di partita in partita dai tecnici Ibm, a seconda delle mosse dello scacchista) che oggi torna di moda. Perché l'Ibm ha lanciato un'altra, audace sfida. Ossia far ben figurare (se non vincere) un altro computer, stavolta di nome Watson (dal nome del presidente dell'azienda fino agli anni 50), nel quiz tv più amato degli Usa. Jeopardy! è uno storico gioco a premi americano, creato nel 1964, trasmesso dalla Nbc e presentato da Alex Trebek. Ma, a differenza degli scacchi, il "database" da cui i concorrenti attingono per partecipare alla sfida televisiva non è un cerchio chiuso. Per Jeopardy!, anzi, oltre a consistenti dosi di cultura e nozioni varie, è necessario avere anche molta logica e capacità di riflessione, per potersi destreggiare tra le varie situazioni del gioco.
In poche parole, se prima per l'automa si trattava "solamente" di scegliere la mossa adeguata tra altre 200 milioni, la sfida adesso è interagire a tutto campo con presentatore e concorrenti e, soprattutto, selezionare e formulare attraverso la lingua conoscenze e soluzioni potenzialmente sterminate. Non solo domande a risposta chiusa, quindi, ma anche aperta. In pratica, Watson dovrà comportarsi come gli altri concorrenti umani. E «per battere i campioni, dovrà rispondere correttamente almeno nell'85% dei casi», sottolinea il responsabile del progetto David Ferrucci.
Un progetto così ambizioso che, quando venne lanciato nel 2007 grazie alla collaborazione di venti esperti di Intelligenza Artificiale, venne tacciato da più parti come irrealizzabile. Ma con la sempre più vasta digitalizzazione di fonti, documenti e notizie, il lavoro di Watson si è reso assolutamente più facile ed immediato. E ora, a macchina quasi ultimata, il limite tra intelligenza umana ed artificiale sembra essersi verosimilmente assottigliato.
Quale sarà l'esito della sfida di Watson è, tuttavia, ancora inconoscibile. Per ora si sa, ad esempio, che la macchina non sarà connessa ad Internet (certo sarebbe stato troppo, oltre che rischioso). E che gli scienziati Ibm stanno cercando degli avversari più che ostici per testare la bontà della macchina. Vedi Ken Jennings, campione a Jeopardy! per 74 puntate consecutive nel 2004, con premi vinti per più di 2 milioni e mezzo di dollari. «Ken è il migliore» ha confermato Ferrucci. «Non ci potrebbe essere prova migliore per Watson».
Chissà che voce e che loquela avrà Watson durante il quiz. Solo a pensarlo fa un certo effetto per noi esseri umani. Di sicuro, non avrà quella parlantina forbita, ripiena e barocca di Gian Luigi Marianini, la prima vera star di un altro quiz televisivo, quel Lascia o Raddoppia di Mike Bongiorno che lo rese famoso all'Italia intera. Un dandy stravagante ed anticonformista, un principe dell'eloquio sempre con la battuta pronta. E ora si prospetta quasi una staffetta, tra l'umano arabesco e la macchina lineare. Chissà, magari un giorno l'Ibm riuscirà a far parlare le macchine come Marianini - si spera di no. Ma per il momento, le sfide sono altre. Già fare una figura decente a Jeopardy! non sarà così elementare, Watson.

From Il Riformista, 29/04/09

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