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Tuesday, June 8, 2010

Abortire dopo la provetta, scandalo inglese


di Antonello Guerrera
Il recente spot sull’aborto, andato in onda due settimane fa nel palinsesto serale Channel 4, per il momento non c’entra nulla. Ma in Gran Bretagna l’interruzione di gravidanza è tornata violentemente a far scandalo, dopo che la Human Fertilisation and Embryology Authority (Hfea) ha diffuso alcuni dati sconcertanti: nonostante dilanianti sforzi fisici nonché economici, decine e decine di donne fecondate artificialmente in vitro (la tecnica di procreazione cosiddetta Fivet) decidono ogni anno di mandare tutto all’aria e abortire.
La quantità di casi stimata dall’Hfea si attesta intorno alle 80 unità. Cifra nettamente superiore alle attese (nel 2008 c’erano state 65 donne che avevano intrapreso simili interruzioni, in calo dopo le oltre 90 dell’anno precedente). E se qualche anno fa la colpa degli aborti veniva ben volentieri data alle immigrate dell’est (“ree” di non essere state educate a sufficienza sessualmente) non è servito ai meno allarmisti dire che le famigerate ottanta mamme pentite costituiscono solo l’1 per cento di coloro che si sottomettono alle fecondazioni artificiali.
In un Paese dove l’educazione sessuale dà sempre meno frutti del previsto e dove si praticano ancora oggi 200mila aborti all’anno (cifra ingrossata dalle viandanti irlandesi e nordirlandesi fuorilegge in patria), ci sono ottanta mamme lunatiche che prima scelgono di fecondare artificialmente e dopo qualche settimana decidono di abortire. Metà di esse avrebbe tra i 18 e i 35 anni.
Ma, oltre ai numeri, il Paese è rimasto scioccato dalle presunte motivazioni additate a tali aborti, riportate dall’Hfea ma anche dai racconti di mamme pentite (ma sotto pseudonimo) pubblicati dal Times: problemi con il partner ma anche dispetti al partner, pressioni inaspettate, paure crescenti di procreare o, addirittura, puri e semplici ripensamenti. Il Sun si spinge oltre, parlando di donne talmente poco convinte di diventare mamme che si sarebbero sottoposte alla fecondazione in vitro solo per vedere se il metodo funzionava. Il resto interessava poco, anzi nulla.
Dopo simili ricostruzioni, dall’Hfea parlano, tramite il professor Bill Ledger, apertamente di «tragedia». Mentre le associazioni per la vita sono andate su tutte le furie, come la ProLife Alliance: «Un essere umano non può che rimanere scioccato da comportamenti simili». Mentre la cattolica Ann Widdecombe, ex parlamentare conservatore e ministro del governo Major, ha dichiarato che donne simili trattano i loro feti come «vestiti di marca» e ha aggiunto polemica: «Se la legge funzionasse a dovere, non sarebbe loro permesso di abortire solo perché hanno cambiato idea».
C’è anche chi cerca di buttare acqua sul fuoco come il consultorio British Pregnancy Advisory Service: «La gravidanza post provetta può generare gli stessi timori di una ottenuta naturalmente». Ma la polemica è oramai esplosa e continuerà nei prossimi giorni, quando verranno rese pubbliche le cifre su quanti di questi aborti siano stati effettuati per preservare la salute delle donne in gravidanza.
Per adesso, tuttavia, un dato già c’è. Per permettere alle “lunatiche” di abortire, il servizio sanitario britannico Nhs arriva a spendere anche 5mila sterline a testa. Senza contare il prezzo delle costosissime inseminazioni artificiali, parte delle quali finanziate dallo Stato. Costi un po’ troppo elevati per certi macabri capricci di alcune aspiranti mamme.

Da Il Riformista, 08/06/10

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