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Thursday, May 14, 2009

Il ritorno dei rivoltosi Green Day è sul Sun dell'odiato Murdoch


COMPROMESSI. L'ultimo album della band di Billie Joe, sempre critico con il tycoon di Fox News, è in esclusiva sul suo tabloid Brit.

Il titolo è eloquente. 21st Century Breakdown è il nuovo album degli americani Green Day, in uscita nei negozi di tutto il mondo dopodomani, ma già ascoltabile online in streaming gratuito. 21st Century Breakdown sta per "il collasso del ventunesimo secolo". E non ci poteva essere seguito più pessimista al loro ultimo piccantissimo American Idiot, che cinque anni fa vendette 13 milioni di copie e che ora a settembre al Berkley Repertory Theatre sarà addirittura tramutato in un musical. Prima di approdare - si dice - a Broadway.
Il frontman Billie Joe Armstrong con Mike Dirnt e Tré Cool segna la storia della musica mondiale oramai da due decenni. Dopo il boom con l'album punk-adolescenziale Dookie (quello della hit Basketcase), la band ha sempre cercato di rinnovarsi con giudizio. Sino alla svolta pop-rock degli ultimi anni, quando è giunta la consacrazione globale con pezzi come Holiday e Boulevard of Broken Dreams, in testa alle classifiche di tutto il mondo per molte settimane.
Ma, nonostante le metamorfosi, una cosa per i Green Day (nome nato da un giorno "inverdito" dalla marijuana) è rimasta sempre invariata. E cioè la costante dissacrazione del potere e della politica americane, sia in chiave menefreghistica, sia, col passare degli anni, sempre più politica. Contro neocon e ultraconservatorismo d'oltreoceano. Dopo l'album Warning (2000), è con American Idiot che i Green Day si sono scatenati contro Bush, la Casa Bianca ed affini. Già il titolo dell'album era un'ovvia dedica all'ex presidente repubblicano. Il resto non era da meno: Bush «gasatore» salutato da un «sieg heil», frasi del tipo «svegliami quando settembre (l'11, ndr) finisce» e così via. Una acerba rabbia post Torri Gemelle, incancrenitasi durante la reggenza repubblicana di quegli anni. Una rabbia che nell'ultimo album, nonostante l'avvento di Obama, pare tramutatasi nella depressione più rancida. Tanto che lo stesso leader Billie Joe ha dichiarato sabato scorso da Berlino che «oggi si sta peggio che con Bush».
E cosa fanno ora i Green Day? Ossia coloro che provavano ribrezzo nei confronti della propaganda dei media Usa e che, non tanto tempo fa, avevano espressamente individuato nel canale Fox di Rupert Murdoch la causa della nebbia cerebrale degli americani? Decidono di dare l'esclusiva britannica dello streaming sul web di 21st Century Breakdown nientemeno che al sito del Sun, il tabloid scandalistico (proprio) di Rupert Murdoch. Una mossa di marketing perlomeno controversa, che la dice lunga sulla possibilità nell'odierno mercato della musica di essere coerenti con le proprie idee. Certo i Green Day non saranno gli ultimi a cadere in questa (spesso inevitabile) trappola. Basti pensare che negli ultimi mesi già due superbig come il "Boss" Bruce Springsteen e gli australiani AC/DC hanno dato l'esclusiva della distribuzione dei loro nuovi album nientemeno che alla catena di ipermercati americani Wal-Mart, spauracchio antisindacalista per alcuni, espressione della censura dell'ultradestra religiosa americana per altri (in questi negozi la violentatrice Rape Me dei Nirvana fu cambiata in Waif Me). Ma per gli addetti ai lavori gli scaffali di Wal-Mart, con i suoi prezzi irrisori, sono i più convenienti per distruibuire musica. Triste destino per uno come il Boss, che, da militante di Obama e paladino delle tute blu americane, ha chiesto sommessamente «scusa». Gli AC/DC, invece, non hanno detto nulla sulla loro esclusiva all'evangelica catena. Eppure, una volta, cantavano blasfemamente Highway To Hell.

Antonello Guerrera

da Il Riformista, 13/05/09

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