Londonderry

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Thursday, April 4, 2013

Kracht e i nazi-spauracchi della letteratura tedesca



(Articolo uscito su La Repubblica, 04/04/13)

La gobba di Oskar nel Tamburo di Latta di Günter Grass, simbolico fardello dei peccati mortali nazisti, è ancora oggi granitica e pesantissima in Germania. Non a caso, fino a poco tempo fa il governo Merkel voleva addirittura mettere fuori legge il partito di estrema destra tedesco Npd – idea poi accantonata per l’opposizione del Partito liberale, alleato della cancelliera. Ma sotto accusa per simpatie naziste o antisemite in Germania finiscono spesso anche libri e scrittori. L’ultimo spauracchio è da poco arrivato in Italia. È un romanzo e si chiama Imperium (Neri Pozza, traduzione di Alessandra Petrelli).
L’autore è lo svizzero Christian Kracht, classe ’66, scrittore tra i più rinomati della sua generazione. Il libro, dalla prosa esotica e rigogliosa che a tratti(ma solo a tratti) riecheggia Conrad e Céline, parla dell’utopia di un giovane nudista vegano di inizio XX secolo, August Engelhardt. Il protagonista, folgorato dal mito colonialista tedesco, decide di fondare una comunità romantica e pura su un’isola del Pacifico, per cibarsi esclusivamente di cocco e conquistare l’immortalità: un viaggio verso “la sua Sion”, abbozza Kracht.
Imperium è finito sotto il fuoco di virulenti critiche dopo un’aspra recensione dello Spiegel firmata Georg Diez. Secondo il giornalista, la prosa di Kracht incarna il cavallo di Troia dei neonazi tedeschi, la banalizzazione del male e delle loro nefandezze, il dandy mellifluo di violenti e xenofobi. Diez se la prende soprattutto con alcuni passaggi di Imperium, effettivamente intinto di strane allusioni, come un oscuro paragone tra il protagonista August e il “romantico” Hitler, onirici templi pagani, vigorosi inni wagneriani et alia. Tutte allusioni all’immaginario di estrema destra che Diez rintraccia anche in altri libri dello svizzero.
Appena esplosa la polemica, Kracht è stato difeso da una schiera di importanti scrittori di lingua tedesca come il Nobel austriaco Elfriede Jelinek. In effetti, nel libro il protagonista August non le manda a dire neanche ai tedeschi, bollati come “pallidi, ispidi, volgari”. E quando un nuovo adepto tedesco violenta un giovane indigeno dell’isola, suo fedele aiutante, August non esita a ucciderlo per vendicare la povera vittima.
Il vero problema, tuttavia, sorge se Imperium viene contestualizzato in alcuni inquietanti aspetti della vita del suo autore. Kracht viene spesso accusato di dare adito a teorie razziste e ariane per uno specifico peccato originale, ossia alcune sue conversazioni e scambi di email con David Woodard, un controverso artista americano, dove i due apprezzano alcuni aspetti dei movimenti estremisti e l’utopica colonia ariana di Nueva Germania, fondata nel 1887 in Paraguay da Bernhard Förster, cognato di Nietzsche. Idee dalle quali l’oscuro Kracht è sempre rimasto pericolosamente affascinato, almeno dal punto di vista letterario e narrativo.
Ma Kracht non è il solo a ridestare gli spettri più agghiaccianti dei tedeschi. L’ultimo caso che ha fatto molto scalpore è un romanzo goliardico di Timur Vermes, Er st wieder da, ovvero Lui è tornato. “Lui” non è altri che Adolf Hitler. Che, come aveva già immaginato Walter Moers, rinasce nel futuro (qui nel 2011), diventando, seppur goffamente, un idolo su You-Tube, pronto a riprendersi la Germania. Satira divertente o mostruoso azzardo? Spiegel e Süddeutsche Zeitung hanno criticato severamente il romanzo per la sua sconsiderata spensieratezza nel riesumare Hitler. In passato diversi artisti, da Lubitsch a Levy con i loro film, hanno ironizzato sul Führer, spesso attirando critiche. Hirschbiegel, invece, era stato accusato di ritrarre un Hitler troppo umano in La Caduta. Fatto sta che Lui è tornato, dopo la sua uscita a fine 2012, è diventato subito un bestseller, con oltre 400mila copie già vendute in Germania e traduzione in quasi 30 lingue (in Italia uscirà prossimamente per Bompiani).
Solo qualche anno fa la Germania (dove tra l’altro dal 2015 potrebbe cadere anche il divieto di pubblicazione del Mein Kampf) era già stata terrorizzata dal ciclone Thilo Sarrazin, l’ex economista della Bundesbank in quota Spd (centrosinistra) e autore dell’esplosivo saggio La Germania si distrugge da sola, accusato di antisemitismo e xenofobia per i suoi duri attacchi agli immigrati, specialmente musulmani, che per l’autore rappresenterebbero un insopportabile fardello sociale ed economico.
In scia a Sarrazin, qualche mese fa, un altro socialdemocratico da tempo scettico verso il multiculturalismo, Heinz Buschkowsky, ha scosso molti con il libro Neukölln è dappertutto, secondo cui molti figli degli immigrati residenti nel quartiere di Berlino che lui amministra sarebbero pigri. E persino un editorialista dello Spiegel, Jakob Augstein, è stato recentemente inserito dal centro Wiesenthal tra i peggiori antisemiti viventi per le sue critiche a Israele (come “Gaza è un lager”). Israele che a sua volta ha bollato come persona non grata Grass per alcuni recenti versetti al vetriolo contro la politica estera dello Stato ebraico. Quel Grass che solo qualche anno fa ha scioccato il Paese confessando un passato tra le SS.
Anche per questo in Germania ora c’è la corsa al politically correct nei libri. E come con Mark Twain in America, si è iniziato a “purificare” famosi racconti per bambini da termini “poco multiculturali”. Lo scorso gennaio è accaduto a La piccola strega di Otfried Preussler, scritto nel 1957. Nell’originale c’erano termini scomodi, vedi “negro”. Ora non più. La decisione ha scatenato un putiferio sulla libertà di espressione in Germania, nonostante la revisione della Piccola strega fosse stata accordata con lo stesso Preussler. Che, ironia della sorte, è morto pochi giorni dopo.

Antonello Guerrera

********* IL LIBRO Imperium di Christian Kracht (Neri Pozza pagg. 192 euro 16)

Tuesday, April 2, 2013

Rassegna internazionale (cose di esteri) 02/04/13


Sette pezzi di cose estere oggi che dovreste leggere.

1) "La maledizione dei Navy Seals, decimata la squadra dei killer di Osama" su La Repubblica. Vittorio Zucconi racconta le continue morti, accidentali e per alcuni misteriose, dei componenti del corpo speciale americano che uccise Bin laden in Pakistan. 


2) "Hamas nomina il nuovo capo nel mezzo di una guerra contro l'Egitto" su Il Foglio. Daniele Raineri spiega le elezioni interne segrete del gruppo palestinese per eleggere il nuovo capo, ossia nuovamente Khaled Meshaal (come Raineri riesce ad anticipare, perché la conferma ufficiale è arrivata solo a tarda notte) e i rapporti ancora difficili con l'Egitto di Morsi e dei Fratelli Musulmani, nonostante premesse (e speranze) di ben altro tipo. 


3) "Cambiano molte cose nel Regno Unito" su Il Post. Lunedì sono entrate in vigore riforme che modificano radicalmente il welfare: si spenderà meno e meglio, dicono i conservatori al governo. I laburisti invece sono molto critici (anche se recentemente hanno lanciato pure loro proposte in tal senso, soprattutto nei confronti dei lavoratori stranieri).


4) "Gli errori pericolosi di Cina e Stati Uniti" su Il Sole 24 Ore. Pezzo di Alberto Negri sulla crisi coreana, in questi ultimi giorni sempre più tesa. Scrive Negri che la Corea del Nord è sì imprevedibile e pericolosa, ma la Cina non riesce più a controllarla. Mentre gli Stati Uniti e la Corea del Sud non hanno saputo parlare a Pyongyang (su questo non sono d'accordo, ma va beh). 


5) "Gaza: la didattica di Hamas: sessi separati nelle scuole" su Il Corriere della Sera. Elisabetta Rosaspina racconta la nuova proposta di Hamas a Gaza, ossia far chiudere le ultime scuole "miste" rimaste, anche quelle non musulmane. 


6) "Teheran, voglia di normalità" su La Stampa. Roberto Toscano introduce le prossime elezioni presidenziali iraniane, previste il 14 giugno prossimo e fa il punto sugli scenari, politici ed economici, del dopo Ahmadinejad.


7) E, sempre su Teheran, "Il compromesso necessario con l'Iran" su Il Sole 24 Ore. Perché, secondo Gary Sick, l'Occidente dovrebbe accettare il nucleare civile di Teheran in cambio di ispezioni e vincoli sull'uranio. 


Farewell. 

Monday, April 1, 2013

Una buona legge elettorale forse ce l'abbiamo già


Una buona legge elettorale in Italia, o almeno una sua bozza, ce l'abbiamo già.
È quella per comuni con più di 15mila abitanti (seppur con qualche riserva e doverosa modifica).
E potrebbe essere un'ottima base per le elezioni nazionali, perché, tra le altre cose:

- Con il ballottaggio si riuscirebbe a governare anche un Paese spaccato in 4 come l'Italia.
- Ci sarebbe un vincitore vero (cosa molto rara in Italia) e legittimato dalla maggioranza degli italiani al ballottaggio.
- È una legge che darebbe stabilità. Se modificata intelligentemente, senza voti disgiunti o affini, la coalizione (o il partito) che vince, ma solo al secondo turno o al primo con 50%+1 dei voti, prenderebbe il 60% dei seggi (il restante 40% viene diviso proporzionalmente tra i restanti partiti, come avviene nei comuni, anche se con dinamiche diverse).
- È la legge migliore per bloccare gli estremismi distruttivi (vedi in Francia, dove c'è un sistema simile, anche se presidenziale).

Dunque, domanda. Perché non riciclare questa legge elettorale a livello nazionale?

Thursday, January 5, 2012

Don't miss this piece, 05/01/2012


I sette pezzi di cose estere oggi che dovreste leggere.

1)“Una sfida lacerante tra le due anime dei conservatori”. Dopo la vittoria risicata di Romney in Iowa, Mario Platero sul Sole 24 Ore analizza una cosa risaputa da tempo, ma con buoni approfondimenti soprattutto alla luce della prima fermata delle primarie, ossia le profonde divisioni all’interno dei conservatori, difficilmente sanabili prima delle presidenziali 2012. Sulla stessa linea Massimo Gaggi sul Corriere con “Pragmatici contro ideologici. La destra Usa si è spaccata”.

2)“Giochi di guerra. La Cina sfodera il missile ‘killer delle portaerei’”. Il corrispondente dalla Cina del Corriere della Sera, Marco del Corona, parla del Dongfeng 21D, il missile balistico in grado di colpire un obiettivo in navigazione, che potrebbe rivelarsi una spina nel fianco della flotta Usa nel Pacifico. Segno della militarizzazione sempre più marcata della Cina nel Pacifico, dopo la prima portaerei Varyag, lanciata recentemente.

3)“In Pakistan guerra intestina tra Talebani”, scrive Alessandro Speciale sul Riformista. Premessa: in Pakistan la situazione è da parecchi mesi ormai sul punto di esplosione, tanto che oramai si parla di “dialogo” pure per i taliban pachistani, oltre a quelli afgani. Ora però c’è la guerra tra talebani stessi. Anche questa una notizia non nuovissima, ma comunque ben analizzata da Speciale: “Scontri tra fazioni e con l'esercito di Islamabad. La popolazione civile insorge. Il Mullah Omar cerca la riunificazione chiamando alle amai contro la Nato”.

4)“L'altra Africa, il Continente della speranza”. L’inchiesta del sempre puntuale Pietro Veronese su Repubblica sulla crescita del Continente Nero, nonostante guerre, soprusi e carestie. Anche questa notizia risaputa, ma Veronese la spiega bene: “Più mercato, più banche, più ricchezza. E un Pil destinato ad aumentane del 5,8%nel 2012. È l'altra faccia del continente nero”.

5)“Sanzioni all'Iran. Ora la Ue discute lo stop al petrolio”. Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera anticipa una mossa già discussa negli ultimi mesi, ormai rimasto l’unico appiglio per Teheran, perché il resto sembra andare tutto a rotoli, compresa una marcata svalutazione della valuta. Avvertenza: pezzo poco di analisi, molto news con una spruzzata di diplomazia.

6)“Ecco quanto costa l'apertura di Obama a fratellanza e talebani” di Daniele Raineri sul Foglio. Pezzo a tratti un po’ troppo volatile, forse tagliato decisamente rispetto all’originale, ma comunque interessante, almeno nella sua prima parte.

Buona lettura.

Wednesday, January 4, 2012

Don't miss this piece, 04/01/2012


I migliori sette pezzi + 1 di oggi. Not necessarily in that order, though...

1) “L'Olanda 'spia' i confini” di Marco Zatterin sulla Stampa. Dopo il recente strappo della Danimarca, poi rientrato, Amsterdam utilizza telecamere per controllare le targhe degli stranieri, a causa delle pressioni del leader populista e xenofobo Geert Wilders, fondamentale per la tenuta dell’attuale governo. Malumori a Bruxelles: mette a rischio Schengen.

2) “Europa, migliora l'economia reale. E i mercati vedono primi spiragli”. Nonostante le parole di Juncker di qualche minuto fa che parla di recessione generalizzata in Europa, Federico Sarcina sul Corriere analizza la situazione economica del vecchio continente. In salita l'indice manifatturiero, in Germania occupazione record. “Questa fotografia sembra confermare il divaricamento tra le ‘due Europe’”, dice. A questo proposito, leggere oggi l’ottima analisi Martin Wolf sul Sole 24 Ore: “Troppo rigore uccide la crescita”. Inoltre, da segnalare "Il patto salva-euro a termine. Avrà una scadenza di 5 anni", ancora Marco Zatterin, sulla Stampa. Il documento riservato di Barroso ai 26 Stati Ue: difendiamo lo spirito comunitario. L’Europa vuole imporre una scadenza al “fiscal compact”, come lo yogurt.

3) “Perché il caso siriano è diverso da quello libico”. Sergio Romano sul Corriere della Sera cerca di rispondere a chi dice che “della Siria non ce ne frega niente perché non c’è il petrolio”.

4) “Bali, l'Islam conquista l'isola paradiso - L'ombra della sharia sul paradiso dei turisti” di Raimondo Bultrini su Repubblica. Nazionalisti in allarme nell'enclave hindu dell'Indonesia: l'immigrazione sta cambiando volto e tradizioni dell'isola. 1200 nuove moschee a ridosso dei resort e una penetrazione capillare di capitali wahabiti nelle imprese locali. "Appena diventeranno forti abbastanza tenteranno di imporre loro leggi", dicono dall'isola.

5) Nella caterva di pezzi sull’Ungheria, sorvolando sulla cronaca, da leggere Bruno Ventavoli su La Stampa: “Il morbo antico che avvelena l’Ungheria”, pezzo apparentemente laterale ma di valore.

6) “Sahel, dramma annunciato”, ma di cui si parla pochissimo. Quasi 7 milioni di persone stanno affrontando una gravissima crisi alimentare. Le Ong: si intervenga al più presto o sarà una catastrofe. La regione è sull’orlo della tragedia. Alti prezzi, malnutrizione e malattie un mix micidiale. Il Niger sarà il primo Paese colpito. Matteo Fraschini Koffi su Avvenire.

Buona lettura.

Tuesday, January 3, 2012

Don't miss this piece, 03/01/2012


Da oggi inauguro questa seriosa rassegna stampa sui migliori articoli italiani su cose estere. Spero vi piaccia e che soprattutto vi sia utile.

1) "Sud Sudan, una mucca riaccende la guerra tribale" di Domenico Quirico su La Stampa. Articolo interessante perché spiega dinamiche poco conosciute, o a volte poco approfondite, dei problemi di Sudan e Sud Sudan. Uno di questi sono proprio le tribù al confine: alcune sono in territorio del Sudan e vorrebbero far parte del Sud Sudan, altre viceversa. E poi ci sono le guerre tra tribù per il bestiame, da innumerevoli anni, come quella tra Murle e Nuer.

2) "Il deficit spagnolo supera l'8 per cento". Luca Veronese su Il Sole 24 Ore riprende l'allarme del ministro dell'economia Luis de Guindos: la Spagna potrebbe sforare addirittura l'8 per cento del rapporto deficit/pil. Come ricorderete, l'obiettivo di Madrid era quello del 6 per cento. Inoltre, il neo premier Mariano Rajoy ha recentemente annunciato nuove tasse, mentre fino a qualche giorno prima aveva smentito categoricamente nuove imposte. Insomma, un altro Paese da tenere sotto controllo e bene fa Veronese ad analizzare la situazione.

3) Ancora Africa, stavolta Nigeria, dove la setta islamica Boko Haram ha lanciato un ultimatum ai cristiani del nord del Paese (a prevalenza musulmana). L'articolo titolato in prima "Folle diktat ai cristiani" è di Matteo Fraschini Koffi su Avvenire di oggi. Certo, la questione è religiosa (in Nigeria i contrasti tra musulmani e cristiani sono di lunga data), ma anche politica. "Qualcuno vuole far cadere il presidente Jonathan", che, seppur cristiano, da molti viene accusato di inefficienza nel proteggere i cristiani del nord.

4) "Gli scioperi operai che piegano Deng". Il Manifesto pubblica un reportage di Michelangelo Cocco dalla provincia cinese del Guangdong, la regione più industrializzata della Cina, dove il movimento operaio comincia a organizzarsi e gli scioperi spaventano la Cina. Cocco va sul posto, incontra i lavoratori e spiega le loro strategie mentre il modello produttivo cinese appare sempre più inadeguato. Dopo l'assedio di Wukan, un altro capitolo della Cina che vuole cambiare.

5) Sulla crisi iraniana. Da leggere "Un'escalation dettata dai timori del greggio" di Alberto Negri sul Sole 24 Ore sull'ultimo appiglio della Repubblica islamica (il petrolio, di qui Hormuz), poi "Il conto alla rovescia e i duellanti di Teheran" di Franco Venturini, sul Corriere della Sera, sulla risaputa guerra interna tra i conservatori di Ahmadinejad e gli ultraconservatori di Khamenei alla luce degli ultimi sviluppi, e, infine, "Crisi, sanzioni e minacce: il regime si agita ma ha paura del voto di marzo" di Siavush Randjbar-Daemi su Europa che anticipa e spiega in maniera chiara e precisa il significato e lo scenario delle elezioni parlamentari iraniane del prossimo 3 marzo.

Buona lettura.


Wednesday, October 19, 2011

"Agnelli scarica Del Piero", tanto rumore per nulla, anzi per poco


Il putiferio che si è creato dopo l’annuncio dell’addio alla Juventus di Alessandro Del Piero da parte del presidente Andrea Agnelli è francamente incomprensibile. Era una mossa preventivata e decisa in accordo con il capitano della Juventus, ha dichiarato successivamente Agnelli. Non c’è la certezza assoluta su queste affermazioni (Del Piero non ha ancora parlato). E certo, per quanto riguarda la questione del futuro posto da dirigente per Del Piero, la situazione non è chiarissima. Ma ciò che conta oggi è un’altra: che Del Piero avrebbe lasciato la Juventus alla fine di quest'anno era ri e strasaputo da mesi, anni.

In sintesi, già l’anno scorso doveva essere l’ultimo da giocatore del capitano della Juventus. Poi le cose sono cambiate per vari motivi, due su tutti: la pochezza tecnica e la scarsa personalità della Juventus di Delneri abbinata alla voglia e alla forma di Del Piero; e poi l’annuncio del nuovo stadio, araldo architettonico di una nuova era e di un nuovo modo di concepire il calcio (almeno in teoria, vedi lo schiaffo a Di Vaio), per la Juve e per il calcio italiano. La nascita dello Juventus Stadium, insomma, era un evento a cui un capitano glorioso come Del Piero non poteva mancare, non per pochi mesi per giunta.

Ciononostante, l’annuncio di ieri di Agnelli non doveva dare adito al folle sensazionalismo che ha spadroneggiato nei media. Esempio negativo, in questo senso, un servizio di Premium Calcio in cui ieri si diceva: “La cosa era risaputa ma non ci si aspettava un annuncio del genere da parte del presidente”. Ma non l’ha annunciato il presidente. Il ritiro alla fine della stagione 2011/2012 Del Piero lo aveva annunciato già più di un anno fa, sul suo sito e in varie interviste, come questa a Sky (cito testualmente): “Nuovo Stadio, rivoluzione culturale. Il mio ultimo anno alla Juve sarà vincente, non vedo alternative”. Dunque, dove sta il problema, anzi la notizia? Boh. Anche il direttore di Tuttosport De Paola ha scritto un editoriale su questa vicenda abbastanza surreale, che i maligni vedono come atta a destabilizzare l'ambiente.

L'unica cosa che si può rimproverare ad Agnelli è quella di aver anticipato Del Piero nel "confermare" o "reiterare" l'addio alla Juventus, forse per non essere messo alle spalle al muro da eventuali mosse a sorpresa del capitano (come il video dell'anno passato che, si dice, fece infuriare il presidente). Ma questa è un'altra storia che dipenderà unicamente dal rendimento di Del Piero in questo campionato. Se Del Piero e l'amico e compagno di mille vittorie Antonio Conte penseranno che sia giusto continuare ancora per un altro anno, anche il presidente Agnelli dovrà piegarsi al loro volere.