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Thursday, November 11, 2010

Asia Bibi, una "Sakineh" dimenticata

Asia Bibi, 38 anni, cristiana, madre di due figli, è stata condannata a morte martedì in Pakistan per “blasfemia”. Asia è stata ritenuta colpevole di aver oltraggiato, nel 2009, il profeta Maometto e, salvo ripensamenti in appello, sarà la prima donna a subire la pena capitale pachistana per aver offeso l’islam. Una notizia tremenda che purtroppo ha sconvolto meno di altri scabrosi casi come quello dell'iraniana Sakineh e che si incastra in un inquietante trend di terrore perpetrato dagli estremisti islamici pachistani, soprattutto nella regione del Punjab. La minoranza cristiana in Pakistan, circa 2 milioni secondo l’ultimo censimento del 1998, ne soffre le maggiori conseguenze.
Asia Bibi viveva a Ittanwali, villaggio di 1.500 anime nel Punjab dove la sua è una delle tre famiglie di fede cristiana. Il 19 giugno 2009 si trovava al lavoro con altre braccianti quando, all’ennesimo tentativo di quest’ultime di convertirla all’islam, ne è scaturita una furiosa lite. Durante la quale, secondo l’accusa, Asia avrebbe pronunciato le fatali frasi: «Cristo è morto sulla croce, cosa ha fatto per voi Maometto?». E poi: «Il nostro Cristo è il vero profeta, il vostro è fasullo».
Apriti inferno. Prima di essere arrestata e portata nel carcere di Sheikhupura, Asia e i suoi bambini sono stati picchiati dai concittadini. Dalle moschee, intanto, si levava l'umiliazione di dipingerle il volto di nero e scarrozzarla su un asino per il paese. Subito sono partite le petizioni di varie associazioni cristiane in Pakistan, che purtroppo non hanno avuto una risonanza simile a quella di altre tragedie ben più famose. Anche perché le donne, sino a l’altro ieri, erano sempre state risparmiate dal boia. Ma adesso, oltre ad Asia, anche un’altra ragazza, Martha Bibi, è sotto processo per la stessa accusa. Perché la “blasfemia” non è solo un fine da punire, ma anche un mezzo da sfruttare per gli estremisti pachistani affinché si eliminino i “nemici”.
Nella crescente ondata anticristiana che attraversa le viscere del Pakistan da decenni, difatti, questo reato-“legge di stato” è la cartina tornasole delle violenze che gli “apostati” musulmani e le minoranze religiose subiscono. L'“arma del delitto” si chiama 295, ovvero l’articolo del codice penale pachistano, introdotto nel 1985 durante l’era ultraislamizzante dell’ex presidente Zia-ul Haq, che punisce la blasfemia contro l’islam e il Profeta con la pena capitale. Proprio da tali accuse, in Pakistan sono esplose, dagli anni Novanta a oggi, le più sanguinose cacce al cristiano, alcune indelebili, come il tentato pogrom dei 30mila musulmani che nel 1997 rasero al suolo case e chiese cristiane di Shantinagar o le orde di fanatici del primo agosto 2009 che misero a ferro e fuoco la comunità cristiana di Gojra, bruciando vivi due uomini, tre donne e due bambini. Tutti episodi occorsi nel rovente Punjab.
Il 2010 non è stato meno violento: un cristiano arso vivo a Rawalpindi nel marzo scorso perché nolente alla conversione dell’islam (e la moglie stuprata dai poliziotti). Un altro, Qamar David, lo scorso febbraio è stato condannato all’ergastolo a Karachi per «espressioni blasfeme» su Maometto e il Corano (mentre il co-imputato musulmano è stato assolto). Stessa atroce sorte per il 26enne Imran Masih, condannato nel gennaio 2010 dopo esser caduto nel tranello di un vicino che gli ha fatto bruciare, a sua insaputa, una copia del Corano. Altri due Masih, Tasawar giovane cristiano di Sargodha e Zahid di Model Town (Lahore), sono dovuti scappare con le famiglie per la stessa accusa. Il 73enne Rehmat Masih, invece, della diocesi di Faisalabad, è ancora in carcere per aver «insultato Maometto». E solo un mese fa è stato trucidato ad Haripur “l’avvocato dei cristiani” Edwin Paul.
Parte di queste azioni contro i cristiani sono orchestrate da gruppi vicini ad al Qaeda come i terroristi del Lashkar-e-Jhangvi. Ma spesso il grilletto scatta anche per ragioni economiche o strumentali, per la “terra” o semplicemente per cacciare i non-musulmani. Un duro allarme di fuga cristiana dal Pakistan l’aveva già lanciato lo scorso agosto l’arcivescovo di Lahore, nonché presidente della Conferenza episcopale pakistana, monsignor Lawrence Saldanha. Ma per tutti i martiri invisibili del Pakistan le autorità internazionali fanno fatica a mobilitarsi, anche perché Islamabad è uno snodo cruciale per la lotta al terrorismo. Neanche il clamoroso suicidio del vescovo cattolico di Faisalabad John Joseph, che si sparò alla testa il 27 aprile del 1998 davanti al tribunale in cui un suo fedele, Ayub Mashi, era stato condannato a morte per aver infranto l’articolo 295, ha sollevato l'indignazione del mondo.

Antonello Guerrera
da Il Riformista, 11/11/10

Friday, June 4, 2010

Comedy Central, debole con l'islam, spietata con Cristo?


di Antonello Guerrera
Deboli con i musulmani, “forti” con i cristiani? Il dubbio è lecito, dopo che Comedy Central, canale americano del gruppo Viacom e in Italia su Sky grazie a Mtv Italia (Telecom) e Mtv Europe, ha annunciato il possibile lancio negli Usa di JC, ovvero Jesus Christ, ovvero Gesù Cristo: serie televisiva animata, e per una buona fetta di credenti blasfema, tutta dedicata al profeta cristiano, in veste ultraumana. La notizia del canale che trasmette anche l’irriverente South Park (che contro Gesù e il cristianesimo vanta un lungo curriculum di offensive, per non parlare degli ebrei) era già arrivato in maggio, facendo storcere il naso a molti. Ma ora diversi leader e organizzazioni religiose hanno unito le forze e invieranno a Comedy Central e Viacom una vera e propria petizione per bloccare la messa in onda di JC. Il cui stato di produzione, detto per inciso, è ancora sconosciuto agli spettatori, nonché alle stesse autorità «oltraggiate».
Si sa soltanto che Cristo verrà ritratto, alla stregua di una sciroccata di Sex and the City qualsiasi, come un ragazzo sempliciotto, alle prese con una nuova vita a New York, che cerca di emanciparsi dal padre Dio. Un genitore potente ma apatico, che passa le ore a giocare ai videogiochi, fregandosene palesemente delle problematiche del figlio. Pochi ma fulminanti revisionismi, già precorsi più violentemente, almeno a parole, dall’americano James Frey (il controverso scrittore di In un milione di piccoli pezzi e dell’ultimo, sorprendente Buongiorno Los Angeles, Tea Libri) e ultimo da Philip Pullman e che hanno infiammato le proteste della Coalition Against Religious Bigotry (Carb). Un'organizzazione che include esponenti del Media Research Center, del Parents Television Council (una sorta del nostro Moige, Movimento Italiano Genitori), della Lega Cristiana e dell’Alleanza Ebreo-Cristiana. Tutti contro Comedy Central al motto di «bloccate quel cartone». Si legge nella petizione: «È chiaro che l’intento dello show è quello di denigrare ancora una volta la religione praticata dall’ottanta per cento degli americani».
La protesta è ancora più pepata perché JC arriva proprio poche settimane dopo che Comedy Central, a seguito delle inquietanti minacce fondamentaliste ricevute su Internet, ha censurato la scena di Maometto travestito da orso in una recente puntata di South Park. South Park che non si pone, al contrario, scrupolo alcuno per bastonare la figura di Cristo. Se si è alla ricerca di un valido abstract, basta guardare il video con alcuni estratti dalla serie animata americana caricato proprio sul sito della Carb che vede, ad esempio, Kyle (uno dei quattro ragazzini protagonisti di South Park) uccidere Gesù con una coltellata alla gola. Oppure lo stesso Gesù, in versione ninja, attentare alla vita del Papa. «La doppia faccia che Comedy Central mostra prima all’islam e poi al cristianesimo è roba da fanatismo», si legge ancora nella petizione della Carb.
Oggi la Carb terrà la prima conferenza stampa sulla questione e di certo proverà a sfilacciare l’impalcatura di JC, che è prodotto dalla casa Reveille (quella di Ugly Betty, The Office e I Tudors). Comedy Central per il momento non parla e non ha fatto sapere a che punto è la produzione. Le quotazioni per il lancio di JC sono sicuramente scese dopo le polemiche delle ultime ore (e soprattutto dopo il riverbero del caso “Maometto-South Park”). Ma viste le premesse, forse Comedy Central non rinuncerà al suo nuovo programma, seppur in forma più blanda. Del resto, vuoi mettere l’impatto di una pacifica petizione in confronto a delle minacce di morte su Internet?

Da Il Riformista, 03/06/10